
Lo specchio del pellegrino di Ben Pastor (The Pilgrim’s Mirror, 2026), scritto magistralmente in lingua inglese e tradotto in italiano, come sempre con grande perizia, da Luigi Sanvito, è il nuovo capitolo della straordinaria saga dedicata a Martin Bora, personaggio letterario ormai ben noto ai lettori appassionati di narrativa storica e militare.
Siamo a Odessa nell’autunno del 1941. Dopo essere sopravvissuto a un assalto che gli è costato la frattura di un braccio, Bora riceve dai suoi superiori un incarico delicato: indagare sulla morte del maggiore Alt, giudice militare impegnato nell’inchiesta su alcuni crimini di guerra. Quella che inizialmente appare come una classica indagine investigativa si trasforma presto in un viaggio attraverso le contraddizioni dell’Ucraina occupata, sospesa tra passato e futuro, tra memoria e tragedia, costringendo il protagonista a confrontarsi ancora una volta con i propri demoni interiori e con il conflitto irrisolto tra dovere militare e coscienza morale.
Ritengo, in tutta sincerità, che Ben Pastor sia un autentico genio della narrativa storica. Non è un’affermazione che faccio con leggerezza, ma una convinzione maturata attraverso la lettura di questo romanzo e dell’intera saga di Martin Bora. La sua scrittura è elegante, raffinata e profonda; ogni pagina è attraversata da una straordinaria ricchezza di riferimenti storici e da una penetrante analisi psicologica dei personaggi. Le sue storie possiedono un retrogusto amaro, inevitabile considerando il contesto storico in cui sono ambientate, ma al tempo stesso risultano profondamente edificanti nella loro riflessione sulla natura umana.
Martin Bora è uno dei personaggi più complessi e riusciti della narrativa contemporanea. L’autrice ne esplora l’interiorità con rara sensibilità, soffermandosi sulla sua fede religiosa, sul tormentato rapporto tra coscienza e obbedienza, sulla sua capacità di empatia e sul coraggio, tanto personale quanto militare, che lo contraddistingue. Bora non è un semplice investigatore né un semplice soldato: è un uomo che cerca di preservare la propria integrità morale in un mondo che sembra aver smarrito ogni riferimento etico.
I romanzi di Ben Pastor possono essere definiti senza esitazione alta letteratura. Ogni frase appare cesellata con cura artigianale, densa di informazioni sul periodo storico e di riflessioni che rivelano una conoscenza profonda della materia trattata. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un’autrice erudita, capace di trasformare una rigorosa ricerca storica in narrazione coinvolgente.
Leggere Ben Pastor è un’esperienza immersiva. Le sue pagine trasportano il lettore nel cuore degli eventi, facendogli vivere in prima persona le vicende del protagonista. In Lo specchio del pellegrino sembra davvero di trovarsi nell’Odessa del 1941, tra occupanti romeni, soldati tedeschi, prigionieri di guerra e popolazione civile. L’ambientazione è ricostruita con una cura impressionante, senza apparenti sbavature o incongruenze. Se vi fossero eventuali imprecisioni storiche, non possiedo le competenze per individuarle; tuttavia, anche qualora esistessero, resterebbero ampiamente giustificate dalla natura stessa dell’opera narrativa, che conserva il diritto a quelle licenze poetiche necessarie alla costruzione del racconto.
Colpisce inoltre l’accuratezza della ricerca documentaria che sostiene il romanzo. Ben Pastor si è avvalsa della collaborazione di numerosi esperti in campo storico e militare e ha saputo integrare nella narrazione mappe, testimonianze, leggende locali, usi e costumi dell’epoca, conferendo al testo una straordinaria autenticità.
In conclusione, Lo specchio del pellegrino conferma ancora una volta il talento eccezionale di Ben Pastor e la grandezza letteraria del ciclo di Martin Bora. Un romanzo che unisce indagine, storia, riflessione morale e profondità psicologica, capace di coinvolgere il lettore dall’inizio alla fine e di lasciargli molto su cui riflettere una volta chiusa l’ultima pagina. Per gli amanti del romanzo storico è una lettura imprescindibile; per chi ancora non conosce Martin Bora, rappresenta un eccellente motivo per avvicinarsi a una delle saghe più raffinate e intelligenti della narrativa contemporanea.
Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012, 2022), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017), La notte delle stelle cadenti (2018), La canzone del cavaliere (2019), La sinagoga degli zingari (2021), La Venere di Salò (2022), La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora, Lo specchio del pellegrino (2026). Premio Flaiano 2018.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Sellerio.




































